#InRavenna Stories – Farmacia del portico

Matteo Baracchini titolare della Farmacia del Portico ci racconta:

Provengo da una famiglia di farmacisti, quindi fin da ragazzo sapevo quale facoltà avrei scelto.

Ho sempre vissuto e respirato in questo mondo.
Mia mamma comprò la società nel 1968, allora era una società unipersonale e il titolare era laureato in farmacia, responsabile civile e penale dii tutto quello che succedeva. Adesso il mondo è cambiato, ci sono società di capitali, catene farmaceutiche, si va sui grandi numeri e a volte la qualità ne risente.

Chissà, forse, se non avessi avuto questa storia alle spalle, avrei scelto altro.
Per fortuna, però, il mondo della farmacia e della medicina mi ha sempre affascinato e ho studiato sempre con interesse e oggi continuo a lavorare con piacere.

Sono a contatto con la gente, non è mai un lavoro monotono, do un servizio e sono lieto quando le persone tornano perché vuol dire che si sentono trattate bene e trovano sempre un consiglio e un suggerimento efficace.
È questo che noi farmacisti dobbiamo fare, perché come parte del servizio sanitario nazionale, rivestiamo un ruolo sociale e siamo punto di riferimento per i cittadini.
Non è un caso se nel territorio nazionale carabinieri e farmacisti sono le due rappresentanze più capillarmente diffuse.

Oggi i medici hanno tanti pazienti e meno ore di ambulatorio, hanno molti impegni che li coinvolgono, come la domiciliazione, la presenza e il servizio nelle case di riposo sempre in aumento. La gestione degli anziani e l’aiuto alle famiglie che hanno anziani rappresentano un problema urgente da affrontare e anche la sanità deve far fronte a questa fetta di popolazione che ha bisogno di assistenza e di cure sistematiche.
Il fattore dell’età della popolazione e la parallela impossibilità della famiglia a prestare le necessarie cure quotidiane all’anziano per motivi di lavoro o di vita propria hanno segnato il nascere di molte strutture di riposo e conseguentemente anche il personale medico si trova a dover assistere un numero importante di degenti.
È facile, quindi, che si rischi di perdere quel filo diretto e quel rapporto stretto tra medico e paziente come era anni fa.
Al contrario per le farmacie, la capillarità del servizio è un cavallo di battaglia della nostra professione perché è un obbligo di legge, per noi, presidiare qualunque tipo di territorio… anche perché se la collocazione delle farmacie fosse a scelta tutti aprirebbero in via Monte Napoleone a Milano e nessuno starebbe per esempio in uno dei nostri borghi dove ci sono 100 anime e fai 20 ricette al mese.
Il nostro sistema, invece, tutela i cittadini ovunque risiedano e garantisce alle farmacie un indennizzo che permette loro di aprire salvaguardando la presenza e il servizio ovunque.
Nel mio tempo libero, amo andare in bicicletta e mi accorgo che sperduti nelle colline o nelle nostre prime montagne ci sono paesini dove c’è un’unica farmacia con un farmacista che guadagna veramente poco e non potrebbe continuare se non ci fosse una struttura nazionale che lo affianca e lo sostiene e fa sì che anche quel tessuto cittadino possa avere un punto di riferimento sanitario.
Ogni farmacia ha propri clienti affezionati, perché trovano una persona che li ascolta e che può dare loro un consiglio e offrire una soluzione, nei limiti chiaramente delle loro competenze.
Io non sono uno specialista o un medico diagnostico ma 25 anni di lavoro mi permetto di riconoscere i sintomi delle malattie più comuni e dare qualche consiglio sulle patologie e sui rimedi più efficaci nelle casistiche frequenti.

Avere l’attività in centro, forse, per la farmacia è tutto tranne che un vantaggio. Non a caso le farmacie più grandi sono fuori, nelle periferie o in paesi dove c’è la possibilità di avere un solo esercizio che diventa unico punto di riferimento.
Oggi in centro si ricetta poco perché molti medici non hanno più lo studio qui e hanno preferito spostarsi fuori per essere meglio raggiunti dai loro pazienti che, soprattutto se anziani, hanno difficoltà a muoversi in bici o in autobus e preferiscono farmacie più comode. Anche i residenti in centro sono sempre meno.

Il nostro orario di apertura è spezzato ma sei giorni su sette, garantendo un’apertura di 51 ore alla settimana, il servizio è buono e essenziale e, dietro richiesta del Comune, abbiamo deciso di restare aperti tutti i sabati.
Per ora il nostro fatturato non ci permette di supportare costi di gestione e personale elevati da consentirci di effetturae un orario continuato come molti nostri colleghi.

È già da un po’ di anni che le farmacie, soprattutto nei centri città, lavorano molto sul banco e non con la ricetta, cioè hanno sviluppato la parte relativa alla cosmesi.
Anche noi abbiamo scelto questa strada e offriamo linee e prodotti veramente di buona qualità che hanno allargato la nostra clientela.
Inoltre è attivo anche il servizio Cup di prenotazione, un valido aiuto a chi abita lontano dal centro o in paesi limitrofi che risparmi tempo per prenotare un esame o una visita.

25 anni di lavoro a contatto con la gente, quasi 200 persone al giorno… potrei scrivere un libro di aneddoti!
Il nostro bacino di utenza è mediamente sopra la media come età della clientela e alcuni nostri clienti stanno in negozio anche tre quarti d’ora, ti raccontano le loro storie e magari vengono solo a far due chiacchiere e non comprano niente.
Alcuni vengono dalla campagna e ci portano le mele, i salami, una torta. Vengono da San Bartolo, da Santo Stefano, vengono qui, nella loro farmacia di fiducia, sono clienti storici, con i valori di una volta, persone che ancora cercano un rapporto umano con il loro farmacista di fiducia.
Credo che sia così un po’ per tutte le farmacie, la gente è molto abitudinaria, i dati statistici parlano chiaro, la gente si affeziona ai posti, alle persone e, si spera, per la qualità del servizio che ricevono. D’altronde la nostra professione include anche un certo trattamento verso i nostri pazienti.
I giovani sono abituati in maniera diversa, il loro approccio è un po’ più distante, più “matematico”, non si fermano a chiedere consigli. Hanno molto meno bisogno.
Le donne sono più spigliate, meno pudiche… è verissimo, maturano prima a differenza dei ragazzi che sono ancora un po’ timidi e a disagio quando richiedono farmaci o trattamenti che riguardano il loro intimo.”

La Farmacia del portico è a Ravenna in Via Corrado Ricci 17.

Ravenna centro, dove i negozi hanno una storia

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