#InRavenna Stories – Barbiere Fantinelli Livio

#inRavenna Stories

Incredibili racconti di vita, quelli del Barbiere Fantinelli Livio, memoria storica di una Ravenna che ancora fortunatamente si può ritrovare nel centro storico della città.

“Io sono nato a Vecchiazzano e prima della guerra ci siamo trasferiti a Ravenna perché c’era il terreno migliore.
Sono orfano di guerra, la guerra ha trucidato i miei genitori, abbiamo avuto la casa sottosopra, è stata una storia bruttissima.
Fra i fiumi c’era sempre la guerra e io invece di andare a scuola volevo fare il barbiere, lo dicevo sempre, era un lavoro che mi piaceva.
Ho cominciato a lavorare il 3 novembre 1949. Presto farò il settantesimo anno di attività.
Ho iniziato in campagna poi sono venuto a Ravenna con la famiglia, lavoravo nelle botteghe, poi ho acquistato il negozio in via Cairoli sotto al Comune.
Ci sono stato per 20 anni finché con l’arrivo del boom economico di Ravenna, con la famiglia Ferruzzi, tutti volevano quel negozio e mi chiesero una cifra spropositata di affitto rispetto a quella che pagavo fino ad allora, così sono dovuto scappare e sono venuto qui, dove ancora sto con un mio nipote per continuare la mia attività.
Ma anche questa società non è andata come pensavo e sono rimasto da solo.
Ho cominciato a raccogliere libri, la storia del barbiere dagli Egizi in avanti e cimeli molto ricercati, piatti dove si faceva la barba fatti per l’occasione con la scritta la bottega del barbiere e questo mi ha permesso di avvicinarmi al bellissimo mondo dell’arte, una cosa meravigliosa.

Io sono autodidatta, non ho studiato ma leggo tantissimo, guardo le cose che hanno fatto i grandi dell’epoca e cerco di esprimermi come posso.
Ho tante storie da raccontare e lo faccio anche con i miei clienti che tornano sempre non solo per la barba e i capelli, ma per sentire le mie storie.
Negli anni Settanta quando ci fu la crisi energetica e la gente andava a spasso a piedi, anche io ho corso come un matto, ho fatto 12 volte la Firenze-Faenza e poi la Forlì-Ravenna, persino la Maratona di New York.

Ho frequentato le scuole per barbieri,  per avvicinare il mestiere a quello del parrucchiere, che è cresciuto tantissimo a scapito di quello del barbiere che non sta a cuore neanche alle associazioni. Bene… da Trieste a Roma in ogni città c’era una scuola per barbiere e ogni anno ci si ritrovava e ci si aggiornava o facevamo dei concorsi con le finali all’Ariston di Sanremo o al Cosmoprof di Bologna. Lanciavamo anche delle linee e delle mode che venivano poi pubblicate sui giornali e sulle riviste di settore ma purtroppo questo non c’è più. La categoria maschile è finita, anche per colpa delle associazioni secondo me, che non ci tutelano più.

Da 16 anni non abbiamo alzato i costi, una volta facevamo delle riunioni per confrontarci e stabilire il prezzo o gli orari di apertura o il personale da assumere.
Io sono rimasto uno dei pochi a fare ancora la barba, ai ragazzi che mi chiedono una spuntatina io rispondo che come minimo devono stare da me almeno una mezz’ora per capire bene quale taglio fare e non per fare i barboni o perché va di moda.

Io i miei clienti li vizio, a qualcuno ho persino insegnato ad arricciare il baffo alla Vittorio Emanuele e questo li affascina moltissimo.

Adesso al sabato faccio orario continuato perché alcuni accompagnano la moglie a fare la spesa in centro e si allungano da me perché stanno bene e si divertono e io li seguo moltissimo.
Andate a trovare il signor Livio in Galleria Diaz 33/a (lungo via Diaz), anche solo per la spuntatina alla barba, ne varrà la pena per osservare la sua maestria , ma anche solo per conoscerlo  ed ascoltare i suoi racconti.

#SiamoInRavenna centro, dove i negozi hanno una storia.

 

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